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Messa alla prova in aree archeologiche: rinnovata la convenzione tra il Tribunale di Trani e la Fondazione Archeologica Canosina

A breve, un ex ‘tombarolo’ inizierà il percorso. “Progetto pilota da proporre in altri comuni”.

Rinnovata la convenzione fra la Fondazione Archeologica Canosina e il Tribunale di Trani per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità o messa alla prova in aree archeologiche. 

L’accordo era stato siglato già nel 2023 nell’ottica del recupero e della reintegrazione nella società di chi si fosse macchiato di reati minori, anche in ambito archeologico come lo scavo illegale e il commercio clandestino di reperti.

Alla luce dei risultati ottenuti nei primi anni di applicazione, i due Enti hanno rinnovato il documento che permette a imputati e condannati alla sanzione o pena del lavoro di pubblica utilità di prestare, presso la Fondazione che si occupa della valorizzazione dei siti archeologici di Canosa, la propria attività non retribuita in favore della collettività. 

Al momento, sono tre le persone impiegate dalla onlus canosina: una con ‘messa alla prova’ – ovvero quella misura che prevede la sospensione del procedimento di modo da non arrivare a una sentenza di condanna e, anzi, alla estinzione del reato una volta ultimati i lavori con esito positivo – e due che svolgono il lavoro di pubblica utilità – ovvero quella pena sostitutiva rispetto a quella stabilita dal giudice prevista per chi sia stato già raggiunto da una condanna. Un quarto inizierà a breve e si tratta proprio di un ex ‘tombarolo’. Il fine dell’iniziativa è, infatti, anche quello di ‘reindirizzare’ in maniera positiva la passione per i beni archeologici di chi si è dedicato ad attività illegali in questo ambito. 

Con la nuova firma, il patto non è stato solo reiterato ma ne sono state estese le modalità operative.

Secondo il nuovo documento, saranno un totale di sei – per un massimo di quattro alla volta – i condannati alla pena del lavoro di pubblica utilità che potranno essere impiegati, sempre senza retribuzione, in attività della Fondazione ed in favore della collettività. Le mansioni che svolgeranno sono state ampliate rispetto alla prima convenzione e vanno dal supporto all’accoglienza turistica, alla manutenzione del verde, pulizia dei siti ed interventi di piccola manutenzione degli immobili, ma anche collaborazione nell’organizzazione degli eventi promossi dalla Fac. Aumentata anche la durata della convenzione che entra in vigore per tre anni durante i quali la Fondazione svolgerà sistematiche azioni di monitoraggio e analisi relative all’avanzamento del programma.

“Abbiamo siglato la convenzione due anni fa nell’ottica di dimostrare fiducia verso la giustizia riparativa, prevista dalla riforma Cartabia, e di dare una mano al processo di rieducazione di chi ha commesso degli errori, utilizzando l’enorme bellezza intorno a noi – sono state le parole di Sergio Fontana, Presidente FAC, che ha presentato il progetto nella mattinata di oggi insieme al Procuratore della Repubblica Renato Nitti, presso l’Ordine degli Avvocati di Trani – Oggi, le esperienze positive che abbiamo ci lasciano intendere di essere assolutamente sulla strada giusta”.

“Potrebbe essere interessante, tramite l’utilizzo dell’istituto, promuovere la conoscenza di come avviene la sottrazione e, così, rendere consapevoli sia i colpevoli della gravità dell’offesa che fanno al patrimonio che i cittadini del fatto che nelle nostre case potrebbero essere presenti beni sottratti illecitamente”, le parole del procuratore Renato Nitti che ha aggiunto: “ ovviamente, tutto ciò nella speranza che le cose si possano cambiare”.

Presente anche l’assessore regionale alla Legalità, Viviana Matrangola: “è una possibilità enorme quella che viene data dalla Fondazione grazie alla convenzione col tribunale – il suo commento – il reinserimento nei luoghi della cultura di chi si è macchiato di reati contro il patrimonio culturale ha l’enorme pregio anche di ridurre la recidiva. È un progetto pilota che proporrò in altri comuni di Puglia”

La referente UEPE – l’Ufficio per l’esecuzione penale esterna – per la FAC Mirella Malcangi ha colto l’occasione per illustrare i risultati raggiunti dall’entrata in vigore della convenzione. Da aprile 2023 al dicembre 2024, sono state undici – tra cui quella di una donna – le disponibilità di messa alla prova, di cui tre misure sono tutt’ora in esecuzione, sottolineando l’importante lavoro preventivo all’avvio delle collaborazioni che viene svolto con gli avvocati. Un dato confermato dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati Francesco Logrieco, che ha parlato della grande responsabilità che hanno i legali degli imputati o condannati nell’individuare questi istituti alternativi per i propri assistiti.

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