Area archeologica di via della Resistenza
III-II a.C. ed epoche successive
L’area archeologica di via della Resistenza, oggetto di tutela archeologica diretta con D.C.P .C. n. 239 del 27/06/2023, è un chiaro esempio di come a Canosa di Puglia la città nuova si sia sviluppata sovrapponendosi alle preesistenze antiche.
Il sito fu scoperto nel 2013, a seguito della demolizione di una palazzina ottocentesca e della costruzione di un palazzo moderno (fig. 1). Le indagini archeologiche condotte dall’allora Soprintendenza Archeologia della Puglia (fig. 2), hanno permesso di mettere in luce una porzione della frequentazione antica dell’area. I suoli interessati dalla demolizione conservano consistenti tracce dell’occupazione funeraria del tardoellenismo e delle modifiche apportate in età romana, con l’organizzazione della viabilità interna.
La forte connotazione in senso funerario ci appare evidente al pari della creazione di una infrastruttura viaria, di cui è apprezzabile tecnica e tipologia dei materiali. Il sito ha restituito anche un nucleo residuale di un settore abitativo, poco leggibile per la limitatezza della superficie di scavo. (fig. 3-4-5).

L’omogenea strutturazione di questo comparto della città, con consistenti presenze di epoca daunia e romana, è osservabile in segmenti sparsi nell’area prossima alla viabilità extraurbana della Traiana, posta a nord di Piano San Giovanni. Le ricerche archeologiche hanno avuto distinte stagioni di scavo tra gli anni Settanta e Ottanta, a seguito di ristrutturazioni del tessuto urbano. La necropoli daunia ha in questo distretto presenze consistenti, con tombe a grotticella e tombe a camera: si ricorda l’insistenza di eccezionali presenze funerarie, dall’ipogeo dei Vimini alle tombe a camera Scocchera A e B (fig. 6).

Anche per quanto riguarda il tessuto urbanistico di età romana, ricostruibile grazie al rinvenimento di diverse abitazioni (fig. 7), la rilevanza della viabilità intra muros emerge con la presenza del tracciato con orientamento E-W prossimo alle unità abitative di Piano San Giovanni e l’importante snodo viario di via Achille Grandi (fig. 8).


Le carreggiate emerse pongono l’accento su una maglia viaria articolata e su successivi riassetti urbanistici, come evidenzia il tardo percorso viario insistente sulla stessa via Achille Grandi, scoperto nell’area dell’ipogeo dei Vimini, a quote rispondenti alla crescita dei livelli e al diverso profilo fisiografico dei suoli. La viabilità individuata in questo comparto della città si aggiunge agli assi di percorrenza principali che attraversavano l’antica Canusium, quali la via Traiana e quello corrispondente a via Lavello-via Imbriani (fig. 9).

Il comparto di Piano San Giovanni restò ancora centrale in età tardoantica, come dimostra la serie di strutture di culto costruite nell’area del battistero di San Giovanni.
Lo scavo di via della Resistenza ha consentito di rinvenire e indagare tre tombe riconducibili al panorama funerario noto degli ipogei a grotticella con dromos di accesso (fig. 10).
Le tombe sono risultate in gran parte depredate ad eccezione di una in cui sono attestati rituali funerari e associazioni di ceramiche tipiche dell’orizzonte tra III secolo inoltrato e II secolo a.C. Il dromos di accesso si presenta a scivolo, solo in un caso con dei gradini (fig. 11).
Tutte le strutture funerarie sono scavate nella calcarenite giallastra e nel caso della Tomba 21, blocchi di calcarenite sono stati anche posizionati sul limite delle pareti del dromos (fig. 12).

Di seguito T2
Le camere funerarie erano chiuse da lastroni di calcarenite, in alcuni casi tenuti fermi tramite ciottoli e scaglie della stessa roccia, in modo da sigillare l’ingresso alle celle (fig. 13, 14).
La T2 (fig. 15, 16, 17, 18), con lungo dromos a scivolo e due camere funerarie aperte sul lato nord-orientale della struttura, ha restituito, come parte del corredo che accompagnava il defunto, uno strigile in ferro, strumento ben diffuso nei corredi tardoellenistici, e diversi unguentari, che permettono di datarne l’utilizzo al III-II secolo a.C.




Anche la Tomba 82, riservata probabilmente a un gruppo familiare, presenta un lungo dromos a scivolo che conduce a due camere funerarie, realizzate sul lato orientale (fig. 19, 20).

Di seguito T8

Le due camere hanno restituito nel complesso elementi vari di corredo funerario, anche questo databile al III-II secolo a.C., che consentono di definire la presenza di individui di sesso maschile e femminile (fig. 21, 22, 23, 24, 25).





Spiccano, tra gli elementi di corredo, vasi in ceramica tardolistata, una tipica produzione canosina caratterizzata da “liste”, ossia fasce orizzontali riempite da decorazioni; un cinturone in bronzo, associato ad una punta di lancia e ad una di giavellotto, armi usuali nella caratterizzazione guerriera dei defunti, due lekythoi miniaturistiche a figure rosse e un nucleo di unguentari, la cui presenza rimanda alla cura del corpo, e quattro statuette fittili, che rappresentano figure femminili panneggiate, sedute (fig. 26, 27, 28, 29, 30). Si segnala, come possibile riferimento a una corona aurea, la presenza di una foglia ellittica. Anche le lucerne si inseriscono nella caratterizzazione sepolcrale del tardo-ellenismo. Nella Cella B, aperta sul lato settentrionale del dromos, era inoltre presente uno strigile.





La frequentazione funeraria è quindi ben definita in un arco cronologico che non va oltre la metà del II sec. a.c.
Ad una quota leggermente superiore si trova una strada basolata larga 4 m (luce sulla strada, fig. 31), senza soluzioni tecniche tradizionali nella stabilizzazione del terreno: il lastricato in grandi basole poligonali a cuneo con l’evidente insellatura della parte centrale, il summum dorsum, che poggia su un unico livello sabbioso di ghiaia e ciottoli legati con argilla di modesto spessore direttamente a contatto con il suolo vergine.

La strada, quindi, risulta poco sopraelevata rispetto al piano di campagna circostante ed è definita lateralmente da larghe pietre verticali, gli umbones, da crepidines in terra battuta e fosse di scolo laterali (fig. 32-33-34).



La superficie viaria si presenta fortemente logorata con evidenti segni di frequentazione e di degrado. Non abbiamo elementi datanti per l’inserimento della sede carrabile in un orizzonte cronologico preciso ma il rinnovamento importante operato in età augustea e la consistenza del tessuto edilizio municipale in questo quadrante potrebbero indicare in Augusto il promotore della pianificazione viaria, con la sostituzione delle strade in terra battuta di età repubblicana, con lastricati regolari. È importante sottolineare l’esatta corrispondenza tra i piani di frequentazione di età repubblicana e la quota di imposta della strada, segno che l’infrastruttura viaria ha investito suoli riservati ancora nel II secolo a. C. a seppellimenti, secondo il costume daunio.
Il sito è oggi visitabile grazie al progetto di fruizione nato al momento dello scavo, quando la Soprintendenza mise in atto una serie di misure che miravano a rendere l’area visibile al pubblico. Grazie all’impegno congiunto della Soprintendenza e della Direzione Regionale Musei Puglia, alla visita al sito si affianca la possibilità, recente, di ammirare i reperti provenienti dai corredi funerari delle tombe di via della Resistenza nel Museo Archeologico Nazionale di Canosa, a Palazzo Sinesi, offrendo al visitatore un quadro quanto più complessivo possibile di un contesto archeologico canosino di particolare rilevanza per la sua articolazione stratigrafica.
La comunanza di intenti tra Ministero della Cultura, Amministrazione Comunale, Fondazione Archeologica Canosina e privati ha permesso, nel caso di via della Resistenza, di progettare un percorso di visita di cui oggi siamo tutti fruitori (foto da progetto e loghi delle istituzioni coinvolte?).
*Si ringrazia la dott.ssa Marisa Corrente per la revisione dei contenuti.
**Il contenuto e le immagini riprodotte sono stati rilasciati su concessione del Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le Province di Barletta-Andria-Trani e Foggia.


