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Markus Wolf L'architettura del tempio di San Leucio a Canosa di Puglia

10/02/2020
  • Markus Wolf
L'architettura del tempio di San Leucio a Canosa di Puglia

Nella zona archeologica di San Leucio, localizzata a sud-est della città di Canosa di Puglia, nella parte settentrionale della regione corrispondente all'antica Daunia, sotto una basilica paleocristiana sono state identificate le strutture di un tempio ellenistico (Fig. 1). Numerosi elementi del precedente edificio ellenistico furono riutilizzati nella costruzione della basilica, e sono ora collocati sia all'esterno che all'interno dell'Antiquarium. L'assonometria della struttura, che ho potuto realizzare sulla base del nuovo rilievo da me eseguito nella primavera e nell'autunno 20171, restituisce i tratti murari conservati (Fig. 2).

Sulla fronte e sul retro erano presenti due trincee di fondazione, così come ce ne era una sui lati e una nelle strutture della cella centrale. Nel rilievo ho incluso anche il perimetro esterno di un podio che circonda l'intero edificio. Tuttavia, secondo i risultati dello scavo di A. D'Alessio si tratta probabilmente di un elemento di età imperiale e quindi non risulta rilevante per la ricostruzione della fase ellenistica iniziale.

L'obiettivo del mio nuovo studio è la ricostruzione dell'architettura originale e quindi, oltre alla pianta, è stato fondamentale realizzare un nuovo rilievo che comprendesse il maggior numero possibile di elementi architettonici. Dei numerosi tamburi di colonna conservati, la maggior parte sono semi-elementi (Fig. 3). Essi variano leggermente nella larghezza e nel numero delle scanalature. Sono infatti attestate scanalature più strette con 12 elementi sul semi-tamburo e scanalature più larghe con 10 elementi sul semi-tamburo. Della versione a scanalature più ampie, sono conservate anche tre tamburi interi che presentano quindi un totale di 20 scanalature. I fori per perni sulla superficie superiore, con la loro posizione nel baricentro dei semi-elementi, dimostrano che i semi-tamburi sono stati utilizzati in quanto tali intenzionalmente e che non furono dimezzati per il riuso paleocristiano (Fig. 4). I semi-elementi potevano anche essere ricomposti in un tamburo intero formato da due semi-elementi.

Gli elementi con 2 volte 10 o 20 scanalature si adattano a capitelli ionici di colonne intere con l'estremità superiore del fusto con 20 scanalature. In età paleocristiana i capitelli ionici vennero pesantemente rilavorati sul pulvino, e vennero cioè grossolanamente appuntiti (Fig. 5). I capitelli ionici dimostrano che in ogni caso devono esserci state colonne ioniche intere. I capitelli corinzi figurati con testa, d'altra parte, sono tutti lavorati come semi-capitelli, con il lato posteriore relativamente liscio (Fig. 6.7). Anche in questo caso, i fori dei perni sulle facce superiori mostrano che i capitelli venivano fissati in quanto semi-elementi e non furono invece dimezzati a scopo di reimpiego. Le tracce di rilavorazione riguardano una sgrossatura approssimativa volta a favorire l’inserimento del blocco nelle prime mura cristiane. I semi-capitelli corinzi devono probabilmente essere collegati con i semi-fusti che presentano scanalature più strette, cioè12 scanalature per ogni mezza colonna, poiché tra gli elementi conservati non ci sono indizi dell’esistenza di colonne corinzie intere.

Della trabeazione rimangono elementi di un fregio dorico a triglifi così come un intero blocco a triglifi e una metopa con il rilievo di un‘armatura (Fig. 8), e ci sono anche elementi del geison e della sima. Molto importanti per questa costruzione sono frammenti di figure maschili di supporto o telamoni, come, per esempio, un blocco con i piedi (Fig. 9) o due elementi del perizoma del telamone. Si era conservata anche la testa di un telamone, ma purtroppo è stata rubata. Gli elementi permettono la ricostruzione di una figura di supporto maschile di dimensioni circa due volte il vero.

Dopo i primi tentativi di ricostruzione di M. Mazzei/E. Lippolis del 1984 e di P. Pensabene del 1990, la ricostruzione schematica proposta da O. Dally nel 2000, che prevede una pianta simmetrica con vano anteriore e uno posteriore oltre a una cella centrale quadrata, è stata rivoluzionaria per la ricostruzione della planimetria. Questa soluzione più simmetrica è stata confermata dal mio nuovo rilievo. Ne risultano fronti con 10 colonne (Fig. 10). Gli interassi sono sviluppati dal fregio a triglifi, gli assi più stretti delle fronti si basano su uno schema a due metope mentre quelli più ampi, sui lati e nell‘interasse mediano delle fronti, su uno schema a tre metope nell‘architrave dorico. Il tempio presentava colonne ioniche intere sulle fronti esterne e semicolonne corinzie nell’edificio interno, laddove nei restanti interassi sui lati esterni rimane spazio sufficiente per i telamoni intermedi, che sorreggono la trabeazione (Fig. 11).

Il tempio è quindi un anfiprostilo pseudoperiptero e pseudodiptero (Fig. 12. 13). Il modello per l'ordine di telamoni in un edificio sacro monumentale è offerto chiaramente dall'Olympieion di Agrigento, dove i telamoni di supporto si ergono su un alto zoccolo tra semicolonne che qui però sono doriche. A mio parere per quanto riguarda la pianta pseudo-dipterale, il tempio canosino è legato a quello di Agrigento. L'Olympieion, il tempio della vittoria di Agrigento, datato a circa il 480 a.C, era il modello più diretto per i costruttori attivi a Canosa in epoca ellenistica, il che rivela una forte influenza magnogreca trasmessa attraverso la colonia greca di Taranto. Taranto ricopriva un ruolo di primo piano nella regione nella diffusione della produzione architettonica greco-ellenistica, come si dimostra soprattutto nell'architettura funeraria.

D'altra parte, le correnti tardo-ellenistiche del II secolo a.C. sono rappresentate dall‘eclettismo di stili e l'impiego dell'ordine corinzio all'esterno. Per questi fenomeni un parallelo è offerto, ad esempio, a Paestum dal tempio corinzio-dorico, che aveva capitelli corinzi figurati con testa e un fregio dorico, e nelle torri della sezione settentrionale della cinta muraria di Paestum, che, secondo la ricostruzione di F. Krischen, aveva capitelli figurativi corinzi in combinazione con fregi dorici. Edifici tardo ellenistici che offrono un confronto per l’uso dell'ordine corinzio all'esterno sono l'Ekateion di Lagina in Asia Minore, il tempio di Olba-Diokaisareia in Cilicia o l’Olympieion di Atene (Fig. 14), tutti edifici del II secolo a.C.

 

 

Didascalie:

Fig. 1: Canosa di Puglia (Italia), San Leucio. Area archeologica con trincee di fondazione di un tempio ellenistico sotto una basilica paleocristiana da nord (Foto: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 2: San Leucio. Assonometria dei resti, che è stata sviluppata sulla base del nuovo rilievo e che restituisce i tratti murari del tempio ancora conservati (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 3: San Leucio. Rilievo dei tamburi di colonna conservati, che sono stati accatastati per una ricostruzione parziale (Foto: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 4: San Leucio. Rilievo di un elemento di semi-colonna con foro per perno sulla superficie superiore che si trova nel baricentro del semi-elemento (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 5: San Leucio. Rilievo di capitello ionico con tracce di rilavorazione per il riuso (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 6: San Leucio. Capitello corinzio figurato con testa della divinità femminile Minerva (Foto: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 7: San Leucio. Rilievo di un capitello corinzio figurato con testa con fori per perni sulla superficie superiore, che si trovano nel baricentro del semi-elemento (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 8: San Leucio. Rilievo di una metopa con armatura a rilievo (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 9: San Leucio. Rilievo di un blocco con i piedi di un telamone di dimensioni due volte maggiore del vero (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 10: San Leucio. Ricostruzione della pianta con sala anteriore e posteriore decastila e un edificio interno articolato con mezze colonne (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 11: San Leucio. Ricostruzione del prospetto con colonne ioniche intere e semi-colonne corinzie con telamoni intermedi, che sorreggono la trabeazione dorica (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 12: San Leucio. Ricostruzione del tempio ellenistico, assonometria (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 13: San Leucio, ricostruzione del tempio ellenistico, prospettiva da nord-est con indicazione degli elementi architettonici conservati (Fig.: M. Wolf, DAI Roma)

Fig. 14: Atene (Grecia), Olympieion. Edificio di confronto per l’impiego dell'ordine corinzio all’esterno dell’edificio nel II secolo a.C. (Foto: M. Wolf, DAI Roma)

 

 

Indirizzo dell’ autore:

Dr.-Ing. habil. Markus Wolf

Deutsches Archäologisches Institut Rom

Istituto Archeologico Germanico Roma

Via Sicilia, 136

I-00187 Roma

1 Le mie ricerche sul Tempio di Canosa sono stati finanziati dalla Fondazione tedesca Fritz Thyssen. Per l’autorizzazione ringrazio la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia (S. Bonomi, M. Corrente) e per la soluzione dei problemi a Canosa e la gentile accoglienza la Fondazione Archeologica Canosina (S. Silvestri, R. Tango, I. Pontino).