Canosa di Puglia, dove vivere la storia.













La cattedrale di Canosa ha origini molto antiche, forse identificabili con una basilica di età sabiniana (VI sec. d.C.). L’edificio altomedievale dedicato ai SS. Giovanni e Paolo, tuttora leggibile dopo l’ampliamento ottocentesco, si presenta con pianta a croce latina, tre navate e cinque cupole. Caratteristiche che, inequivocabilmente, rievocano basiliche costantinopolitane. L’edificio appare dunque in bilico tra due mondi: l’Occidente longobardo e l’Oriente bizantino.
Il primo di agosto dell’anno 800 d.C. il vescovo Pietro Grimoaldo qui traslò, dall’antica basilica di S. Pietro, le reliquie del santo vescovo Sabino, al quale la chiesa fu definitivamente dedicata dai Normanni e dal papa Pasquale II nel 1102. Nel 1118 la chiesa ottenne l’importante titolo di Basilica Palatina dei Normanni.
Al suo interno preziosi elementi provenienti da edifici della Canusium di età romano-imperiale: sei monumentali colonne monolitiche in marmo verde antico, capitelli corinzio-asiatici e corinzio-occidentali, marmi. E ci si rivolge ancora al grande passato della città quando, nell’Ottocento, al termine dei lavori di ampliamento dell’edificio, si decise di ridisegnare la nuova facciata sul modello dell’ipogeo Lagrasta II che era stato rinvenuto intorno alla metà del secolo.
Nella cripta, collocata al di sotto del presbiterio, tra marmi, colonne di reimpiego, capitelli corinzio-asiatici e corinzio-medievali, un’epigrafe ricorda la traslazione del corpus Beati Sabini.
In bilico tra Occidente normanno e Oriente islamico sono le due straordinarie sculture romaniche dell’XI sec.: il pulpito di Acceptus (1050 ca.) e la cattedra episcopale di Romualdus, commissionata dal vescovo Ursone (1078-1089). Soprattutto quest’ultima ci rimanda ai fasti dei troni degli emiri saraceni: la monumentale struttura, decorata con aquile, maschere leonine, grifi e sfingi, è sorretta da due straordinari elefanti.






È il monumento funerario dell’eroe normanno della I Crociata, Marco Boemondo d’Altavilla principe d’Antiochia, morto nel 1111. Addossato al transetto meridionale della cattedrale e completamente rivestito in marmo, il mausoleo è un eccezionale esempio, unico in occidente, di ispirazione islamica o siriana, riproducente il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Conserva una bellissima porta in bronzo, costituita da due differenti battenti decorati con motivi arabi ed iscrizioni, realizzata da Ruggero da Melfi e recentemente collocata, a termine del restauro (2006), all’interno della cattedrale.






Sulla sommità della collina del centro storico sorgono i resti di un imponente castello medievale: il Castrum Canusii.
Importante castello normanno, probabile rifacimento di un precedente impianto bizantino o longobardo, inserito nel sistema difensivo organizzato dall’imperatore Federico II di Svevia, era caratterizzato secondo la storiografia locale dalla presenza di quaranta statue di giovani martirizzati a Roma nel III sec. d.C., da cui sembra derivi il toponimo della collina e del relativo borgo. I grossi blocchi in pietra calcarea e tufo locale (calcarenite di Gravina), utilizzati per la costruzione del castello, fanno ipotizzare il reimpiego di strutture ellenistiche e romane preesistenti e attribuibili agli edifici dell’acropoli di Canusium. È datato al 5 ottobre 1239 il primo documento che lo annovera in età sveva tra i 5 Castelli regi in Terra di Bari, amministrati da Guidone del Guasto. Fu una delle sedi nel regno con Melfi (Lucania) e Lucera (Terra di Capitanata) della camera regia, intesa come "scorta di viveri" per l’approvvigionamento e come "officina per integrare le scorte esistenti", nonché sede dell’archivio. Trenta anni dopo il castello era tra i 9 Castelli regi di Terra di Bari del periodo angioino; con Castel del Monte, fu quello che ebbe un maggior numero di milizie (servientes) e, assieme anche al castello di Trani, ebbe il privilegio di essere amministrato da un castellano-cavaliere (miles).
Questo spazio è stato gentilmente concesso dalla Principessa Irma Capece Minutolo. Tutto il materiale presente in questo sito è di proprietà della Fondazione Archeologica Canosina e della Dromos.it soc. coop.
Ne è vietata la riproduzione anche parziale.