Canosa di Puglia, dove vivere la storia.






La Basilica di San Leucio è uno dei maggiori esempi dell’architettura paleocristiana e bizantina pugliese.
La basilica riutilizza del preesistente tempio italico di Minerva-Atena il podio come fondazione, inglobandolo nella nuova struttura a doppio tetraconco, nonché tutto il materiale costruttivo e decorativo per l’alzato. La stessa pavimentazione a ciottoli e malta è reimpiegata dall’edificio pagano.
Il corpo centrale della basilica è rappresentato da un quadrato (47x47 m.), al centro di ciascun lato vi è un’abside semicircolare. All’interno del primo se ne trova un altro quadrato (30x30 m.) con esedre semicircolari composte da quattro colonne sostenenti, in origine, una serie di archi. Il quadrato centrale minore doveva essere coperto da una volta a crociera, mentre l’ambulacro doveva essere coperto da capriate ad un solo spiovente.
I muri sono costituiti da blocchi di tufo carparo parallelepipedi, legati da malta, disposti su filari quasi sempre regolari. Le irregolarità sono colmate da blocchetti di tufo, mattoni, malta.
L’altare posto di fronte all’ingresso, ad occidente, è realizzato in blocchi di tufo, limitato da pilastri con colonne del quadrato centrale e dell’abside occidentale, circondato su tutti i lati da due gradini. Il mosaico geometrico corre tutt’intorno all’altare. Dietro all’altare un alto gradino portava all’abside interna, decorata con scena paradisiaca (il mosaico del pavone).
L’edificio cristiano dimostra di essere stato più volte rimaneggiato, ma si possono individuare due fasi principali. Nella prima fase (dalla fine del V al VII sec. d.C.) la pianta dell’edificio è a doppio tetracono, ed è ipotizzabile la sua identificazione nell’edificio sabiniano (VI sec. d.C.) dedicato ai martiri Cosma e Damiano.
Un grande evento devastante, forse un terremoto, sembra aver danneggiato gravemente l’edificio per cui si attuarono delle trasformazioni che individuano una seconda fase dell’edificio. Per rinforzare la struttura furono aggiunti dei pilastri quadrangolari lungo le pareti esterna nella zona meridionale. Per definire la parte centrale furono eretti quattro pilastri con colonne a sorreggere una nuova e probabile copertura a cupola. Lungo il lato meridionale, all’esterno della basilica, fu costruita una cappella absidata. I quattro pilastri con colonne che si impostano al centro dell’edificio ne trasformano la planimetria che, in questa seconda fase, si trasforma da tetraconco a doppio involucro in forma di croce inscritta in un quadrato detto quincone.
È probabile che l’assunzione di questa nuova pianta sia avvenuta in età longobarda, alla fine del VII sec. d.C. o inizi VIII sec. d.C. La nuova chiesa potrebbe essere stata intitolata a San Leucio per il diffondersi del culto del santo in quest’area, dopo la traslazione nella diocesi canosina delle ossa da parte di marinai tranesi, da Brindisi a Trani.
La basilica e gli spazi circostanti sono interessati dalla necropoli in età bizantina e longobarda, sino al IX sec. d.C., quando l’intera area comincia ad essere abbandonata a causa delle ripetute incursioni saracene.
Un discorso a parte merita la pavimentazione a mosaici, che deve essere stata realizzata tra il V e il VI sec. d.C., nelle zone non coperte dal preesistente pavimento a ciottoli reimpiegato dal podio del tempio di Minerva. Il deambulatorio ovest, sud e sud-ovest è ricoperto da mosaici policromi a disegni geometrici: a linee ondulate, a fiori con quattro petali, con losanghe interne, a croci uncinate, tutti su modelli orientali.
Nei pressi dell’altare maggiore (abside occidentale) è situato il “mosaico del pavone” che presenta nel suo insieme una decorazione che attinge al repertorio della simbologia paradisiaca, qui rappresentata dal tralcio che fuoriesce da un kantharos, dagli uccelli tra rami carichi di fiori e frutta, dal pavone.
Nell’Antiquarium sono esposti i reperti riportati alla luce durante le numerose campagne di scavo realizzate nel sito.
Presso il Parco Archeologico di San Leucio.
Orari e modalità di visita









I ruderi dell’edificio erano noti all’inizio del Settecento attraverso una stampa di J.L. Despréz, pubblicata nel 1783 da Richard de Saint-Non. Nell’Ottocento le murature perimetrali ancora in piedi furono inglobate in una nuova struttura destinata a frantoio, con coperture a vela e sistemi di pilastri, che paradossalmente ne preservato i resti sino ad oggi. Studiato sin dal settecento, l’edificio è stato sottoposto a numerosi scavi archeologici e rilievi a partire dal 1967. Si tratta di un eccezionale battistero, dall’icnografia complessa e da forme architettoniche che fondono la tradizione romana con modelli orientali, attribuito all’opera edilizia del santo vescovo Sabino (VI sec. d.C.). Presenta pianta dodecagonale suddivisa in diversi ambienti: al centro è presente la vasca battesimale eptagonale, con tre gradini interni per l’immersione; intorno correva una peristasi circolare formata da colonne, al di là della quale continua a svilupparsi il vano centrale limitato da un muro poligonale; sugli assi principali si aprono quatto ambienti rettangolari, che rappresentano i bracci di una croce greca e aventi probabile funzione di cappelle, e che si alternano a vani più ampi. L’ingresso principale è preceduto da un nartece in muratura e da un atrio con due ali porticate pavimentate a mosaico, trasformato nell’altomedioevo in chiesa a tre navate, probabilmente la Basilica dedicata al SS. Salvatore.
Presso il Parco Archeologico di San Giovanni.



Le recenti indagini archeologiche condotte nel Parco archeologico di San Giovanni hanno riportato alla luce parte di una basilica paleocristiana. Essa misura oltre 37 m in lunghezza e circa 25 m di larghezza, escludendo il porticato che la precede. La basilica, nella sua prima fase edilizia (seconda metà del IV sec. d.C.), era dotata di pavimento musivo in bianco e nero, con schemi decorativi geometrici semplici. Si tratta pertanto dell’edificio cristiano più antico sinora rinvenuto a Canosa, certamente ascrivibile tra quelli più precoci della Puglia e dell’Italia meridionale. Durante l’episcopato di San Sabino (VI sec. d.C.), a cui si ascrive la costruzione dell’adiacente Battistero di San Giovanni, la basilica fu sottoposta a una importante ristrutturazione, testimoniata dalla presenza di nuovi e più elaborati pavimenti a mosaico policromo, posti 15 cm al di sopra del precedente. Molto interessante e dal forte valore simbolico è il mosaico figurato e policromo rinvenuto nel nartece, presso l’ingresso della basilica; esso rappresenta due cervi disposti simmetricamente ai lati di un kantharos simile al celebre mosaico del cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. La basilica potrebbe essere interpretata, stando all’opera agiografica del IX se. d.C. sulla vita di San Sabino, con la chiesa dedicata alla Vergine Maria. L’intera area fu dapprima interessata dalla necropoli altomedievale e, successivamente, da una sostanziale trasformazione dell’edificio originario con la costruzione di edifici medievali con funzione sia sacra che residenziale.
La Basilica di San Pietro



Dal 2001 al 2006 l’area di San Pietro, a sud della città, è stata oggetto di sistematiche ed estensive campagne di scavo archeologico, condotte dalle Università di Foggia e di Bari. Le ricerche hanno riportato alla luce i resti del complesso basilicale e dell’insula episcopale, il quartiere dei vescovi di Canosa dal Tardoantico all’Altomedioevo, che doveva rispondere a svariate esigenze cultuali, residenziali, cimiteriali, assistenziali, amministrative. La Basilica di San Pietro, composta da tre navate, nartece e atrio porticato antistante, risulterebbe databile al VI sec., di conseguenza realizzata durante l’episcopato di S. Sabino (516 – 566). Inoltre, alcuni indizi suggerirebbero in una pregevole cappella absidata, rinvenuta durante la prima campagna di scavo, il luogo della prima sepoltura del santo vescovo. Di notevole interesse il rinvenimento nell’area meridionale di alcune fornaci per la produzione di coppi, tegole e mattoni. Attualmente l’area, in attesa di esproprio per essere poi interessata da un progetto di tutela e valorizzazione, è inaccessibile.
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