Fondazione Archeologica Canosina Onlus - via Kennedy,18 - 70053 - Canosa di Puglia - BA - Tel. 0883/664043

RELAZIONE SULL'ATTIVITÀ SVOLTA E DA SVOLGERE

Nasce nell'anno 1992 a Canosa, quando si visita la splendida e superba mostra "Principi, Imperatori e Vescovi", la convinzione di costituire un nucleo di cittadini canosini particolarmente sensibili al problema della propria realtà storico - archeologica. La mostra di Bari è uno schiaffo alla dignità e all'orgoglio di una città spogliata delle sue radici e privata del suo patrimonio sparso in tutto il mondo. Ha inizio un'operazione di coinvolgimento della popolazione attraverso una costante azione di stimolo a seguire con interesse le vicende legate all'enorme patrimonio archeologico e a denunziare le Istituzioni, soprattutto quella locale, per non aver saputo mai affrontare con determinazione, convinzione, capacità e competenza le diverse contingenze archeologiche. Emerge chiara la convinzione che bisogna passare dalle parole ai fatti e dimostrare che è possibile uscire dal letargo per iniziare a dare forti segnali di volontà e di fattività. Il gruppo originario si costituisce in fondazione nel marzo del 1993 con un patrimonio iniziale di lire 18.700.000, pari alle quote versate dai soci fondatori, e un proprio statuto. Il fine principale è quello di promuovere ogni opportuna iniziativa perché‚ la città sia dotata di una adeguata struttura museale a carattere nazionale. E' nello spirito e negli articoli dello statuto la fonte di lavoro per la costituita Fondazione Archeologica Canosina. E' necessario favorire la crescita di una coscienza civile sui problemi relativi alla tutela, valorizzazione e conservazione dell'intero patrimonio archeologico canosino. Una buona coscienza in tal senso può maturare anche incentivando, con opportuni interventi, la pubblicazione di lavori, studi e tesi di laurea su tale realtà. Collaborare con tutte le altre associazioni esistenti per la migliore tutela del patrimonio storico-culturale della città. Collaborare soprattutto con la Soprintendenza Archeologica della Puglia per ampliare in termini qualitativi e quantitativi la presenza della stessa, anche con la creazione, a Canosa, di un terzo polo e di una scuola di restauro, catalogazione e inventariazione. Su questa direttrice ci siamo mossi e abbiamo lavorato nel 1993 dedicandoci a pubblici dibattiti, incontri con i rappresentanti delle istituzioni quali il Comune, la Regione, la Provincia, la Soprintendenza Archeologica. Quasi tutte le conferenze e le tavole rotonde si sono tenute nel salone dell''Oasi Minerva' ed hanno avuto come argomento il patrimonio archeologico, la sua difesa, il suo recupero, la sua valorizzazione e la successiva fruizione. Ci siamo avvalsi anche della collaborazione del qualificato personale del Centro Servizi Culturali (Regione Puglia) che in passato ha svolto una notevole mole di lavoro sull'argomento producendo diverse pubblicazioni di alto interesse culturale e scientifico. In questo primo anno di impegno abbiamo ottenuto risultati ottimi ed in particolar modo si fa riferimento al rapporto di collaborazione con la Soprintendenza che ha portato alla conquista più importante ottenuta a Canosa nel campo dell'archeologia: la concessione da parte della Fondazione Archeologica Canosina in uso gratuito alla Soprintendenza Archeologica della Puglia di un palazzo, primo ottocento, per uffici periferici, sale espositive, laboratorio per il restauro e magazzini di materiale archeologico. Con una rapidità eccezionale, frutto di volontà e determinazione, si è dimostrato che obiettivi di notevole importanza ed interesse per un Ente Locale sono raggiungibili pur in atavica assenza, di chi è delegato dalla popolazione a rappresentare le richieste di tutela e di riorganizzazione della propria storia e delle sue risorse culturali e artistiche. Nel maggio del 1994, a distanza di appena un anno dalla costituzione della Fondazione Archeologica Canosina, veniva sottoscritta ed ufficializzata la convenzione con la Soprintendenza (autorizzata dal Ministero dei Beni Culturali) che acquisiva subito la disponibilità dell'uso gratuito di Palazzo Sinesi per una superficie complessiva di 700 mq. Si apre, a questo punto, una nuova pagina per la storia archeologica canosina. Il palazzo, dotato degli impianti di sicurezza e adeguato a norma di legge, diviene uno spazio museale attivo e dinamico. Il 1994 è un anno molto importante per i Canosini. L'iniziativa privata prende il posto di quella pubblica e diviene sostanza lievitante per progetti culturali che non si sarebbero altrimenti sviluppati. Sono tante le conferenze organizzate e gli incontri dibattito, la presenza nelle scuole con materiale didattico e la sensibilizzazione e la ricerca di altri soci quali sostegno morale ed economico. Ma occorreva dare un segnale molto forte, una partenza col piede giusto che potesse far comprendere a tutti l'importanza della posta in gioco e il ruolo che l'archeologia può giocare per lo sviluppo sociale, culturale ed economico di Canosa. In perfetta sintonia e accordo con la Soprintendenza di Taranto è stata organizzata la mostra 'Sulla via mediterranea ... una famiglia canosina tra III e II secolo a.C.'; in quell'occasione venivano presentati alcuni fra i più bei reperti mai ritrovati in Italia, gioielli che il mondo ci invidia: quelli della principessa Opaka. Questa mostra ci ha coinvolto tantissimo ed ha preso molto del nostro tempo: preparazione, organizzazione ed inaugurazione come prima fase per poi passare a quella di pubblicizzazione e sensibilizzazione. Inaugurata dal vice direttore del Ministero per i Beni Culturali, dottor Sante Serangeli, e aperta al pubblico dal 31 luglio al 31 ottobre, ha ottenuto una affluenza di circa 13.000 visitatori in soli tre mesi. Questo risultato l'ha posta fra le mostre più visitate in Puglia ed in Italia con un altissimo indice di gradimento, grazie soprattutto al magnifico diadema esposto. L'intento primario è stato quello di far nascere in tutti i Canosini, attraverso la conoscenza di alcuni splendidi manufatti, la necessità di scrollarsi di dosso l'antico torpore e provocare una svolta nelle pubbliche scelte e decisioni. Il 1995 vede proseguire con promettente entusiasmo la vita sociale e culturale della Fondazione. Si allarga il numero dei soci che raggiunge le 600 unità. Vi è una presenza critica attiva da parte delle diverse fasce sociali che si esprimono negli incontri monotematici tenuti presso la sede della F.A.C. o presso il salone dell'Oasi Minerva. Si riceve la collaborazione di qualificate realtà locali quali l'Università della terza età e il Rotary Club Canosa che autonomamente ed a sostegno dell'impegno operativo della Fondazione producono conferenze per far conoscere ed apprezzare la realtà archeologica canosina. Non può essere sottaciuta la presenza del più importante "socio" sostenitore che ha consentito un cammino finanziario più tranquillo subito dopo la costituzione della Fondazione: ci riferiamo alla Banca di Credito Cooperativo di Canosa, presente nel sostegno economico e nel riflesso positivo che ha sviluppato sulla propria struttura associativa e clientelare. Impegno e lavoro quello sopra descritto che ha portato alla realizzazione della seconda importante mostra a palazzo Sinesi: 'Il Rito, le Offerte, la Tomba'. I reperti di una tomba trovata intatta che ci piace raccontare con le parole della dottoressa Corrente, ispettore della Soprintendenza Archeologica della Puglia e curatrice della mostra: "Non è certamente la ricchezza quantitativa e qualitativa degli oggetti che si vuole riconoscere [...]. E' che l'ipogeo in questione, al di del tecnicismo imposto dall'archeologo o dall'entusiasmo del grande pubblico per il valore antiquario del vaso a figure rosse, consente di leggere il dato archeologico quale valore, bene, fatto culturale che viene ad arricchire un nostro mondo sempre più assetato di sapere [...]. L'ipogeo qui presentato è una delle tante "case", una famiglia della città di Canusium nei decenni finali del IV secolo a.C. Si tratta di ripercorrere, attraverso le manifestazioni certo dolenti del lutto, la discesa attraverso il corridoio d'accesso ai tre vani dell'ipogeo, dove gli oggetti deposti ci parlano di quella famiglia o di quella storia". Mostra altamente storico-scientifica che ha consentito una lettura e un interesse ben diverso dalla visione, pur se di un bel pezzo archeologico, singola e distaccata da un contesto. Aperta dall'11 marzo al 4 giugno 1995 è stata visitata da circa 10.000, persone fra cui moltissimi stranieri e turisti. Organizzata sin dal giugno 1995 con particolare cura, è stata allestita ed esposta ad ottobre '95, sempre a Palazzo Sinesi, la mostra grafico pittorica 'All'Ombra del Bagnoli'. Promossa dalla Fondazione Archeologica Canosina ha coinvolto la Soprintendenza Archeologica della Puglia, l'Amministrazione Comunale e il CRSEC di Canosa. Questa volta si è voluto porre l'attenzione nei confronti degli alunni delle scuole di istruzione di 1° grado che per la loro età e il loro indiscusso ruolo di protagonisti della vita futura della città, rappresentano la componente umana più importante cui dedicare sforzi ed interventi operativi. La speranza è che al protagonismo mediocre e senza entusiasmo che ha caratterizzato le ultime generazioni se ne contrapponga un esaltante e volitivo sul piano delle scelte e delle realizzazione socio-culturali. La mostra è stata l'occasione per sviluppare nei discenti un rapporto con il proprio territorio, visto nella sua interezza naturalistica e storico culturale, fatto di conoscenza e senso di proprietà collettiva, vissuto come bene comune da conservare e valorizzare. Agli alunni è stato chiesto di narrare i monumenti della "Via Traiana", dimostrando di averne conoscenza e con la più ampia libertà di espressione, attraverso i ritmi, le tecniche e la narrazione realistica. Racconto grafico-pittorico, quindi, narrato con gli occhi e con le mani di questi piccoli artisti che hanno dovuto recarsi a visitare quei monumenti canosini, "obbligati" più che mai ad una particolare ed approfondita lettura di quei resti archeologici. Sono stati presentati circa 300 lavori che hanno composto la mostra ed occupato diverse stanze di "Palazzo Sinesi". Lavori molto belli ed interessanti che hanno commosso ed emozionato migliaia di visitatori ed hanno convinto tutti gli organizzatori che quelle narrazioni non erano state fatte solo con gli occhi e con le mani ma anche con la mente e con il cuore. Il 1995 si chiude a dicembre con una mostra fotografica dal titolo "Come eravamo", momenti di verifica architettonica, sociale e culturale che in molte immagini si confondono con resti monumentali antichi e rappresentano quasi un ponte fra moderno ed antico, una volontà ed un invito a conoscere per non dimenticare. A tale mostra viene abbinata la pubblicazione di un catalogo edito da Laterza - Bari. Il 1996 parte con l'impegno della Fondazione ad ottenere l'affidamento in custodia giudiziaria di reperti di chiara provenienza canosina sequestrati dall'Arma dei Carabinieri, che dai suoi risultati dal 24 agosto 1996 con la Mostra 'Il patrimonio ritrovato - Archeologia tra scavo e collezioni'. Nata dalla caparbietà e dalla tenacia del presidente dottor Michele Fontana, la Fondazione ha iniziato a pensare a questa mostra fin dagli ultimi mesi dell'anno passato. Il continuo saccheggio dei tombaroli e lo sforzo prodigato dal Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dell'Arma dei Carabinieri, con uno sguardo particolare ai reperti archeologici, hanno fatto si che quest'idea prendesse corpo. Di concerto con il Nucleo dei Carabinieri e la Soprintendenza Archeologica della Puglia, la Fondazione ha avviato l'iter burocratico che prevedeva la nomina di un custode giudiziario, relativamente ai reperti archeologici sequestrati dalla magistratura, al fine di rendere fruibili al pubblico questi beni in una struttura, data dalla Fondazione in uso al Ministero dei Beni Culturali, quale quella di Palazzo Sinesi in Canosa. L'iniziativa ha avuto notevoli intoppi di carattere burocratico che sono stati prontamente affrontati e risolti dalla Fondazione di concerto con i magistrati e con l'aiuto della Soprintendenza e dei Carabinieri. Alla fine, questo parto plurimo ha avuto sfogo: il 24 agosto nella Sala Consiliare del Comune di Canosa di Puglia, alla presenza sia delle maggiori autorità dell'Arma, che della Soprintendenza, che degli Enti Locali interessati, si procedette alla cerimonia di presentazione della mostra dal titolo "Il patrimonio ritrovato - archeologia tra scavi e collezioni". Di seguito si inaugurò la mostra in Palazzo Sinesi e aprendola al pubblico dal giorno successivo domenica 25 agosto per la durata di circa quattro mesi. L'esposizione al pubblico nella sede di Palazzo Sinesi, a Canosa, di una selezione di ceramiche prodotte e diffuse in Daunia, appartenenti ad una collezione privata, si inserisce nell'ambito delle attività promozionali che da alcuni anni vedono impegnata la Fondazione Archeologica Canosina in favore dell'archeologia di quella antica regione che ebbe in Canosa il suo più importante centro politico e culturale. Non secondario rispetto a questa finalità divulgativa è l'intento di sensibilizzare l'opinione pubblica, non solo locale, sui problemi della tutela del patrimonio archeologico di questa città, oggetto di sistematiche attività di scavo clandestino e tra le fonti primarie di alimentazione del mercato antiquario. E' impossibile "quantificare" la portata di questo fenomeno illegale, che coinvolge, purtroppo, altre città pugliesi ricche di storia, ma è sufficiente scorrere le pagine dei cataloghi d'asta o confrontare le nuove immissioni dei musei esteri per avere chiara l'idea della vastità dell'opera di spoliazione delle antiche necropoli anche canosine, da cui provengono pregevoli ceramiche dipinte, particolarmente ambite dai "collezionisti" moderni. Conseguenza di questa attività di saccheggio non è solo la sottrazione di "cose" che la legge n° 1089 del 1939 attribuisce invece allo Stato, e quindi alla collettività, ma la distruzione dei tessuti insediativi antichi soprastanti o sottostanti le antiche tombe, intere stratificazioni storiche perdute per sempre allo studio e alla fruizione. Questa iniziativa, fortemente voluta dalla Fondazione e condivisa nelle finalità dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico, intende sottolineare come una complessiva azione di tutela passi attraverso momenti di conoscenza dei segni della propria identità culturale, alla cui opera di conservazione e valorizzazione la comunità locale è chiamata a partecipare in modo attivo e consapevole. Non a caso l'esposizione ha inteso privilegiare quei reperti che, per tipologia formale e tecnica decorativa, rappresentano le espressioni più peculiari dell'artigianato ceramico canosino, che sin dalle prime fasi produttive si distingue per capacità inventiva e gusto per la sperimentazione di nuovi generi stilistici. Manifestazioni tipiche del VI e V secolo a.C. sono i vasi con decorazione geometrica resa con l'uso di colori opachi, nero e rosso, fra cui l'olla con ampio labbro ad imbuto ed il vaso - filtro che rappresentano le forme tradizionali del culto funerario. Dal primo ellenismo le officine locali si specializzano in filoni produttivi di maggior impegno, acquisendo tecniche esecutive e modelli iconografici dalle coeve esperienze ceramiche del mondo magno-greco. Nei decenni finali del IV secolo a.C. operano a Canosa i principali maestri ceramografi dello stile a figure rosse, mentre dal III secolo a.C., con l'esaurirsi di questa tradizione vascolare, si avvia l'originale produzione della ceramica con decorazione policroma e plastica, nota anche con il nome di "Vasi di Canosa", manifatture di lusso destinate ad una committenza di alta estrazione sociale formata alla cultura greca. Inaugurata il 16 giugno 1997 dal Principe Alberto Grimaldi di Monaco, è stata visitabile nei locali di Palazzo Sinesi, in contemporanea con la mostra sul 'Patrimonio Ritrovato', la mostra dal titolo 'I vasi dei misteri, linee in rosa e rosso dell'Ofanto'. Frutto di vari ritrovamenti effettuati presso tombe scoperte nel territorio urbano di Canosa. Quando, con nostro sommo rammarico, le due mostre in questione sono state smontate, il loro posto è stato preso da una mostra sul periodo romano a Canosa. Con la promozione della Soprintendenza Archeologica della Puglia, del Comune di Canosa e della Fondazione, si è inaugurata venerdì 27 marzo 1998, presso la Sala Consiliare del Comune la bellissima mostra 'Municipium - Pubblico e Privato a Canosa dopo la guerra sociale'. Una mostra che va intesa, come ha tenuto a precisare la dottoressa Corrente, responsabile scientifico ed organizzativo, non solo come memoria dell'antico, bensì anche "consapevolezza che dalla Repubblica Romana deriva in parte il nostro essere cittadini nei rapporti personali, familiari, patrimoniali e commerciali". La scelta dell'espressione 'municipium' pur denotando un'eredità culturale greca, assimila la città a modelli che ricalcano comportamenti e costumi di quel vastissimo mondo plasmato sui modelli culturali imposti da Roma e tuttavia con peculiarità proprie evidenziate dagli approfondimenti scientifici più recenti. La mostra abbraccia un periodo che va dalla guerra sociale 90-80 a.C. sino al II° secolo d.C. Dalla organizzazione amministrativa e politica al culto religioso, alle opere più importanti realizzate dagli uomini più autorevoli, dalle suppellettili domestiche con ceramica da mensa e da dispensa, dall'arredamento sobrio delle case all'amore per i giardini delle domus patrizie, dai costumi e monumenti funerari al terrazzamento della Città sino al culto legato alle divinità egizie, è una carrellata di immagini stupende e nitide, che pur nelle dimensioni ridotte della bellissima esposizione, riesce a dare anche al visitatore più distratto l'esatta percezione di come si svolgeva la vita in quel periodo. Una mostra, perciò, che riesce in maniera molto sintetica ed esaltante ad accentrare l'interesse generale sul processo di romanizzazione che interessa Canosa, la valle dell'Ofanto e l'intera Daunia nell'ambito di un periodo tra i più significativi sotto il profilo culturale e sociale. Sempre nel 1998 la Fondazione ottiene altri importanti risultati. Un accordo specifico con la Soprintendenza Archeologica della Puglia per l'offerta dei servizi aggiuntivi in Palazzo Sinesi, che la Fondazione con una apposita convenzione cede alla cooperativa Dromos, un'associazione di giovani professionisti laureati, prevalentemente in archeologia, con conoscenze specifiche del territorio. Sempre nel 1998 la Fondazione sottoscrive un protocollo d'intesa con l'Arma dei Carabinieri in congedo per un servizio di supporto al personale di custodia della Soprintendenza presso Palazzo Sinesi. Il consiglio direttivo per il 1999-2000 ha programmato e concordato con la Soprintendenza Archeologica della Puglia due importantissime manifestazioni: 1) Recupero e valorizzazione degli ipogei Varrese: V° - IV° secolo a C. a) acquisizione da parte della Fondazione dell'area archeologica; b) riapertura degli ipogei, recinzione, costruzione di locali idonei per l'accettazione turistica; c) possibilità di ricreare gli stessi ambienti con i moderni supporti informatici. Il corredo degli Ipogei Varrese scoperti agli inizi del secolo per somma fortuna è rimasto integro e attualmente si trova parte nel Museo Archeologico di Bari e parte nei sotterranei del Museo Archeologico di Taranto; in entrambe le situazioni non è fruibile al pubblico. Trattasi di circa 900 reperti di infinita bellezza e valore, studiati dai più famosi archeologi del mondo. Abbiamo concordato con il dottor Andreassi, soprintendente archeologo per la Puglia, l'esposizione e la ricostruzione degli ipogei Varrese nel nostro "Palazzo Sinesi" corredato di tutti i dispositivi di sicurezza, messo a disposizione del Ministero dei Beni Culturali dalla Fondazione Archeologica. L'iniziativa sarà collegata all'edizione di un ponderoso catalogo redatto e diretto dal dottor Andreassi con la collaborazione di eminenti archeologi. Ci sembra un sogno ed un avvenimento secondo di portata sensazionale, a conferma ulteriore dei frutti della collaborazione tra pubblico e privato. 2) Valorizzazione e allestimento dei locali di Palazzo Minerva. S. E. Arcivescovo Minerva, già Arcivescovo di Lecce, ci ha donato alcuni locali della sua attuale residenza (fine '700), in attesa della donazione dell'intero e bellissimo palazzo; nei nuovi spazi, di grande suggestione, abbiamo a disposizione 300 mq, dove, con un'integrazione della convenzione già esistente con il Ministero dei Beni Culturali (vedi Palazzo Sinesi), è stato concordato con la Soprintendenza di esporre migliaia di reperti archeologici di origine canosina. Trattative sono in corso anche con i Carabinieri Tutela Patrimonio Artistico di Bari per usare i nostri locali come sede espositiva per tutte le opere da loro recuperate.

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